Dario La Rosa

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Progetti

Nel tempo, oltre a fare il giornalista e a scrivere libri, mi sono occupato di progetti artistici con lo pseudonimo Pablo Dilet, ho costruito pipe artigianali in legno d’ulivo secolare della mia campagna. ho registrato qualche podcast e ho coltivato la passione per gli acquerelli.


I podcast

Ho lavorato in radio e ho amato quella sua dimensione raccolta che consente di entrare in un mondo in cui sai che le tue parole possono diventare fonte di compagnia e di emozioni.

Dal tacciono di Iachìno Bavetta

“Iachino Bavetta” non è solo un investigatore. È uno sguardo. Nel suo taccuino finiscono indizi e riflessioni, dialoghi sospesi e silenzi che parlano più delle confessioni. Questo podcast raccoglie le pagine non ufficiali dei suoi gialli mediterranei: storie minime, intuizioni improvvise, frammenti di casi e considerazioni sulla natura umana. Con un’ironia discreta e quella malinconia che arriva quando il sole scende dietro il porto. Ogni episodio è un appunto trovato tra le pieghe di una giacca spiegazzata.
Non sempre risolve un mistero. Ma illumina qualcosa. LEGGI E ASCOLTA DA QUI.

Libertà

Libertà è una storia di vita, una storia di riscatto che passa dai valori dello sport e che rivive grazie al ricordo. Libertà è un valore che puoi conquistare con le tue gambe, è quell’opportunità che la vita ti offre e che devi difendere a denti stretti se la vuoi conquistare. Una storia che mischia la tecnica dell’inchiesta giornalistica alla fantasia del romanzo. Le musiche originali sono di Casimiro Pecoraro. Ascoltala su Spotify.

Siciliaweekend

La passione per i viaggi mi ha portato a fondare una testata giornalistica di nome SiciliaWeekend, che si occupa di itinerari culturali, naturalistici e gastronomici da poter vivere in Sicilia. Da alcuni argomenti ho ricavato alcuni podcast che potete ascoltare da qui.


L’arte

Ho sempre creduto che le parole fossero opere d’arte. Un giorno si è presentata l’occasione per renderle tangibili ed è nata l’avventura del mio pseudonimo Pablo Dilet. Volevo che la gente si ritrovasse a riflettere fisicamente sulla parola “Grazie”. L’ho costruita in inglese con dei mattoncini di plastica e l’ho installata su una delle piazze più note di Palermo, con il patrocinio del Comune. L’esperienza ha avuto i suoi effetti e ho scelto di continuare su questa strada.

Tre sono gli interventi che più porto nel cuore: il primo si chiama “Plastic” e mi ha portato a lavorare per due anni in collaborazione con l’area marina protetta più grande d’Europa (quella delle Egadi), il secondo ha avuto come titolo “Welcome Carpet” e mi ha portato a parlare di storie condivise e di migrazione, infine il terzo ha avuto a che fare con il simbolico valore del pane.

Plastic

La storia di Plastic è particolare perché, dopo avere costruito delle gabbie metalliche che contenessero la plastica raccolta dal mare con gli studenti delle isole di Favignana, Levanzo e Marettimo, fu salvata una tartaruga che stava annegando per colpa di un singolo tappo ingerito. Quel tappo diventò il simbolo dell’opera e la tartaruga, dopo le cure, fu liberata con il nome di Cassiopea. Ne parlarono tanti giornali nazionali e la storia piacque anche in Europa, dove fui coinvolto come artista ad un progetto plastic free.

Welcome carpet

Immaginate una grandissima piazza tappezzata di tappeti. L’ho fatto in una delle piazze simbolo della città di Palermo, la piazza in cui tre chiese convivono come possono convivere le differenze di religione e pensiero. Piazza Bellini, con il patrocinio del Comune di Palermo e di svariate ambasciate di tutto il mondo, diventò per un giorno il luogo in cui le culture si sovrapponevano creando un tutt’uno meraviglioso. Raccolsi tappeti di migranti ormai stabilitisi in città. Ciascuna stoffa aveva una storia da ricordare. Un tripudio di bellezza ed emozione.

Pane

La città di Salemi, oltre che per essere stata la prima capitale d’Italia, è famosa per la sua tradizione legata al pane. Fui chiamato per un intervento artistico che avesse a che fare con un prodotto alimentare che è anche simbolo di unione, fratellanza e lotta alla miseria. Con la mia collega Rosa Guttilla, decidemmo di tappezzare le vie storiche del paese con la scritta “pane”. Un percorso (che poi conduceva al museo d’arte contemporanea) che fosse un cammino di riflessione. Il pane era insieme un’insegna da seguire e una parola su cui riflettere, camminando verso un luogo di bellezza.


Gli acquerelli

Uno dei complimenti più belli che ho ricevuto, mi è stato fatto da un amico fraterno e collega. Giovanni Villino ha paragonato i miei libri a degli acquerelli, per i tratti che la contraddistinguono. Sarà ma a me questa forma di pittura piace particolarmente. Li realizzo appositamente della dimensione di un francobollo o giù di lì, in modo che possano anche nascere delle composizioni a tema per chi li vuole incorniciare.


Le pipe

E poi costruisco pipe, con i legni d’ulivo secolare della mia campagna. Un passatempo nato per caso che ha molto a che fare con la lentezza della scrittura e quel desiderio di assaporare il mondo con calma.

Dario La Rosa

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