Gerlà, mentre camminavo mi è venuta in mente questa immagine. Più un odore veramente, forse perché sono passato davanti a un market che richiamava un vecchio ricordo.
L’odore è quello della salumeria, del pane e del prosciutto. Della mortadella, anche, se ti fa piacere. Il posto in cui si entrava in piena estate, quando il sole non era ancora troppo alto e il mare sembrava aspettare il tuo arrivo e il primo tuffo della giornata.
Ricordo i grembiuli bianchi dei salumieri e i loro simpatici berretti. La parola d’ordine era “imbottire i panini”. I sempre freschi erano in bella mostra all’interno di una cesta bianca con grandi buchi che lasciavano scorgere il pane che ci stava dentro.
Ascolta “La salumeria” su Spreaker.“Ben cotto”, “morbido”, “senza mollica” e via dicendo. Era un po’ come il caffè che, partendo da una base puoi farci mille pitture diverse.
L’uomo al bancone tagliava i panini e poi si dedicava ad affettare secondo richiesta. Prosciutto e provoletta era uno dei miei preferiti e forse quello è l’odore che ho avvertito camminando per strada.
Lo sai, i più grandi filosofi e in epoche differenti hanno incentrato parte dei loro pensieri sulla necessità che ha l’uomo di tornare in qualche modo bambino. Per ritrovare la purezza d’animo che scompare crescendo. Sono fasi, sono età, che ci vuoi fare Gerlà. Ci sono quelli che odiano i matrimoni e poi finiscono per andare all’altare, quelli che al liceo tirano le uova alle banche e poi diventano dirigenti dietro quelle stesse vetrine che avevano imbrattato. Insomma, è come se a un certo punto ci si immettesse nel binario della società. Ci si mette l’abito, piaccia o meno. Invece a me, Gerlà, piacciono quelli che dentro restano ribelli, quelli che sono disposti ad un sacrificio interiore ma che non cedono né al potere né al denaro. È difficile, lo so ma è questa l’utopia, restare bambini e trasformare i sogni in piccole realtà.

Comunque, eravamo al coltello che aveva aperto il panino, alle fette di prosciutto, alla prima tagliata di mortadella che il salumiere regalava per far vedere quanto era buona. Eccome se lo era, come l’innocenza di quei giorni, la meraviglia del materassino che si trasformava in un sommergibile da guerra e poi quel momento preciso in cui, dopo aver dato battaglia in acqua, si usciva e ci si ricordava quel profumo del mattino. Era il momento preciso in cui si passava dall’essere sazi al morire di fame. E mentre ancora grondavi, con le dita rattrappite per il troppo tempo in acqua, ti sedevi e addentavi il primo dei due o tre panini che tua madre aveva fatto imbottire, certa che tanto il primo sarebbe andato via prima del bagno durante il percorso verso il mare e il secondo dopo i primi tuffi. Soltanto a pranzo sarebbe toccato mangiare l’ultimo. Ed era a quel punto, dopo l’ultimo morso, che l’odore della salumeria veniva pian piano sostituito da un’immagine più che un odore. Il gelato del pomeriggio.
Tramonto, teli piegati e via, verso l’ultima goduria della giornata e prima di un nuovo tuffo. E così ogni giorno, prima ancora che al mare, in una salumeria. Peccato Gerlà, che non ce ne sono quasi più. Però com’è bello ricordarne l’odore.