Dario La Rosa

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Morto di caldo

A dirla tutta, sembrava un qualsiasi turista alla ricerca di ombra, come tanti se ne vedono sotto gli alberi delle poche ville presenti in città, ammassati per evitare i raggi solari dritti in testa.

La foto mostra un uomo su una panchina ed è la grafica del racconto morto di laco di dario la rosa

“Ma non ti pare assurdo, Gerlà? Cercano l’ombra ma si assiepano come le pecore e si appiccicano tra di loro con le braccia sudate”.

“Che ti devo dire, io i viaggi estivi li vieterei, che manco a piedi si cammina tanto è il traffico di turisti per le strade del centro”.

“Certo, Gerlà, però pure tu sei strano. Ci sono quarantadue gradi e tu non rinunci alla giacca e alla cravatta annodata. Perché vuoi farti del male?”.

“L’eleganza, intanto, non tiene conto delle stagioni. Poi, non fosse stato per te che per forza mi hai dovuto fare scendere mentre lavoravo al fresco del condizionatore per il caffé, non sarei venuto mai in strada”.

“Però guardalo che strano, ha la mano penzolante e il cappello caduto sulla faccia”.

“Se l’è messo apposta, se ci avviciniamo sentiamo pure che russa”.

L’uomo indossava mocassini di camoscio, pantaloni beige e una camicia a mezze maniche celesti come quelle degli autisti dei bus. Bretelle colorate e un cappello panama che gli copriva il volto mentre stava seduto un po’ di lato su una panchina di ferro.

Ascolta “Morto di caldo” su Spreaker.

“Che dici, ci avviciniamo a vedere?”.

“Iachìno, siamo seduti nell’unico tavolino all’ombra, qui è pure ventilato, ci stiamo prendendo il caffé, perché devi rompere i coglioni?”.

“Ma che ne so, mi pare strano stu cristiano. Metti che è morto di caldo”.

“Vedi che morto di caldo è un modo di dire, di caldo non si può morire, semmai a causa del caldo ti può venire un ictus, un infarto, un blocco di qualche organo interno. Ma che fai, Iachìno, ti tocchi?”.

“Quando parli tu, Gerlà, mi viene naturale, non si sa mai”.

A quel punto anche Gerlando mise la mano tra le gambe per sicurezza, anche se non è dato sapere se l’antisfiga valga per le proprie parole.

Iachìno bevve un sorso dalla tazzina e tornò a discutere.

“Sembra che sia l’ondata di calore più pesante degli ultimi cento anni”.

“Io è da quando sono nato che sento caldo”.

“E di chi è la colpa?”.

“Intanto del fatto che viviamo al Sud e il Sud, in tutto il mondo, ha sempre una croce. La povertà, la mancanza di infrastrutture e lavoro, la criminalità e via dicendo e pure il caldo. Anzi il caldo accentua tutto il resto. Lo fa sembrare più pesante da sopportare”.

“Eppure se non ci fosse non ci potremmo bere un bicchiere d’acqua fresca con qualche goccia d’anice. Non potremmo godere allo stesso modo delle pesche fredde col vino bianco. Non ameremmo così tanto tuffarci a mare. A me piace il caldo, è altro che toglierei”.

“Ad esempio?”.

“Le cose che te lo fanno soffrire. L’asfalto per dirne una. Una volta da ragazzino sono andato a comprarmi un panino con le panelle dopo il bagno e per arrivare dall’ambulante mi stavo carbonizzando i piedi. Tutte le strade dovrebbero essere alberate. Poi toglierei di mezzo un poco di macchine che non solo c’è caldo ma manco si respira più”.

“Potremmo ritornare allo scecco, al carretto e alle strade in pietra”.

“Tu ci scherzi. Comunque, io adesso devo andare, ho da recuperare Carmela e i picciriddi”.

“Così io rientro al fresco”.

“Allora non dobbiamo vedere se quello è vivo o morto?”.

“Iachìno, si muore di caldo, fammi andare in redazione”.

“Va buò, ciao Gerlà”.

“Ciao Iachì”.

Il titolo fu identico su tutti i giornali.

“Turista morto di caldo mentre cercava ombra su una panchina”.

Scritto in un minuto di caldo a giugno 2026

Dario La Rosa

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