Dario La Rosa

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La barca

C’è stato uno, una volta, che decise di comprare una barca con i guadagni della sua attività. Era un gommone in cui ci entravano lui e l’amico che aveva invitato. Si conoscevano da sempre e il tale, che all’epoca era un ragazzo, gli chiese di fargli compagnia per condividere il momento di gioia. Se ne andarono in giro finché non ebbero più benzina per mandare avanti il motore. Pescarono pesci da friggere, brindarono alle gioie della vita e passarono una giornata insieme, felici, fino a sera.

L’anno dopo, il tizio guadagnò così tanto che decise di mandare in pensione il gommoncino e comprare un motoscafo ben più grande. Questa volta invitò le persone con cui aveva fatto affari, per fargli vedere che tutto era andato a gonfie vele e potevano continuare a collaborare per moltiplicare soldi e idee per farne. Stiede anche quella volta tutto il giorno in mare, finché non ci fu più benzina per esplorare le cale più belle di tutto il litorale. In barca parlarono solo di lavoro e, rientrato a casa, il tizio si sentì più stanco di quando era uscito per rilassarsi.

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Passarono dodici mesi e le chiacchiere d’affari portarono a bordo così tanti soldi che anche la nuova barca iniziò a stargli stretta. Allora ne comprò una che non poteva manovrare da solo, tanto era grande. Oltre agli amici, fece salire nostromi e personale per essere aiutato. Nonostante ciò, però, l’ancora si incagliò a uno scoglio e la giornata finì rabbiosa e, a sentire lui, inconcludente. L’episodio lo fece così imbestialire che decise di vendere la barca immediatamente e passare l’estate lontano dal mare.

Fece passare quattro stagioni e, guardando il conto in banca si accorse che avrebbe potuto comprare una imbarcazione ancora più grande di quelle che aveva mai avuto. L’acquistò e invitò una marea di gente. Partirono per esplorare nuove isole ma la barca era così grande da non potere attraccare al porto. Gli invitati dovevano fare la spola con piccole imbarcazioni per scendere a terra. Ma se è così, si disse, tanto vale che compro la più grande che si sia mai vista. Visti i guadagni che continuavano a crescere, se ne fece costruire una in cui poteva entrarci persino un elicottero.

Questa volta tenne la barca, il personale e tutto il resto. Passarono anni di feste e amici che andavano e venivano. Erano sempre nuovi, perché di volta in volta si rendeva conto che, finiti gli affari, non aveva nulla da dirgli. Forse perché, nel frattempo, era diventato vecchio. Finì per ritrovarsi da solo in una barca che non riusciva a percorrere da poppa a prua se non dopo diversi minuti di camminata. Un giorno si affacciò dal ponte e, col binocolo, vide uno con un gommoncino che pescava vicino alla riva. Gli tornò in mente l’amico con cui era andato a pesca da ragazzo, che non aveva più sentito perché non aveva preso la sua stessa strada. Si chiese che fine avesse fatto e provò a contattarlo.

Riuscì persino a invitarlo sulla nave, che era così alta da non consentire nemmeno di calare la lenza. Eppure era l’unica cosa che avrebbe voluto fare insieme al suo amico ritrovato. Passarono insieme alcuni giorni, l’uno a guardare l’altro e a cercare di capire dove avesse sbagliato, se avesse sbagliato e perché, fra le mille cose che avevano intorno, andare a pesca a remi con una piccola canna era l’unico desiderio di entrambi. Si lasciarono con un nulla di fatto ma con il desiderio di rivedersi, un giorno.

Passò altro tempo, i guadagni del tizio erano così alti che non gli interessavano più. Aveva solo voglia di esaudire un ultimo desiderio. Chiamò l’amico e andarono insieme a comprare un gommone, il più piccolo che ci fosse. Poi passarono a prendere due canne e qualche esca. Trascorsero l’intera giornata in mare, navigando finché non ci fu più benzina per andare avanti. Pescarono pesci da friggere e a fine giornata si sedettero a tavola insieme per brindare e mangiare quello che gli avevano regalato le onde.

Quando andò a coricarsi pensò all’ultima volta che era stato così felice. Aveva un gommoncino, un amico e due canne da pesca. E di tempo ne era passato un bel po’.

scritto l’8 giugno 2026

Dario La Rosa

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