Dario La Rosa

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Giornata Mondiale

Eppure Gerlà, credo che il mondo sia davvero strano. 

Hanno fatto giornate mondiali di ogni cosa. Dalla pasta alla carbonara, mi pare ci sia pure, alla violenza sulle donne non c’è data che non ci ricordi che cosa dobbiamo ricordare.

E tu vedi tutti, nessuno escluso, a gridare sui social che pure loro sono a favore della pasta alla vattelappesca e pure contro ogni forma di violenza.

Ascolta “Giornata mondiale” su Spreaker.

Che poi, ma questo è un inciso, che cosa sia ormai la violenza vorrei saperlo. Perché forse abbiamo dimenticato che anche scagliarsi contro gli altri pensando di avere ragione è violenza anche quella.

Ma torniamo a noi. L’ultima che mi è passata davanti è la giornata delle api. Tutti le amano, tutti proprio tutti sembrano essere consapevoli che senza di loro finisce il mondo. Eppure tutte le volte che ero con amici e intorno a noi si è avvicinata un’ape a curiosare sono scappati tutti. Mi chiedo: ma secondo te sono scappati per lasciargli spazio? Per paura di avere invaso il territorio? 

L’ho chiesto direttamente a un’ape, l’altro giorno; era sola e si era impigliata in mezzo a un groviglio di fili d’erba sfalciati di fresco. L’ho presa per farla volare ma si ostinava a rimanermi sul dito. Perché non voli? Le ho chiesto. Ma lei rimaneva a tastarmi la pelle. Sembrava volermi dire che potevamo stare insieme ancora un po’. Che forse non c’era bisogno di scappare come avevano fatto tutti gli amici che avevo conosciuto.

Le ho raccontato che una volta, da bambino, correndo in campagna avevo pestato un favo ed ero tornato a casa con le spalle che sembravano state puntellate a colpo di mitra.

Gerlà. Che c’è mi dici? Niente, che per fortuna non ero allergico. Lo sai che mi ha salvato? Un maglione di lana fatto a mano e spesso mezzo dito che ho ereditato da qualche zia.

Certo, pure io l’altra volta mi sono acquattato mentre innagfiavo le piante. Pensavo mi stesse passando un elicottero sulla testa, invece era uno sciame in cerca di una nuova casa. Aveva oscurato anche il sole. 

Te lo racconto perché è così la natura, la devi sapere prendere. Non devi avere paura ma la devi rispettare. Perché se di maestra di vita ce n’è una allora lei è sicuramente di ruolo.

Ti racconto una cosa. Una volta mi ero fatto un giro in moto, avevo una bella giacca di protezione e camminando camminando mi sono sentito pungere. Ho pensato che fosse qualche cucitura ma dopo la quarta o quinta volta mi sono fermato. Ho aperto il giubbotto ed è venuta fuori una vespa.

Ma vaffanculo ho detto. Quella voleva uscire e me lo avevo fatto capire. Fosse stata un’ape sarebbe morta subito dopo la prima puntura, invece lei stava lì a insistere. 

E menomale Gerlà, te l’ho detto prima, che non ero allergico.

Ah sì, torniamo alla giornata mondiale, che serve per ricordarci quello che altrimenti non avremmo neanche pensato. Io dico che se ci porti i bambini a vedere cosa fanno le api, non se lo scordano più. Gli farei assaggiare la cera piena di miele, altro che chewing gum. Masticare la cera è un’estasi.

Questo per dirti che è inutile che fai la giornata del sugo se non hai mai visto da vicino un pomodoro.

Il termine educare (dal latino educăre, derivato di educĕre, “trarre fuori”) indica l’attività volta a promuovere lo sviluppo delle facoltà intellettuali, fisiche e morali di una persona. Secondo il Vocabolario Treccani, significa guidare la crescita aiutando a tirare fuori le attitudini e le potenzialità dell’individuo.

Significa avere l’intelligenza di comprendere il mondo. E non c’è migliore ricetta, per farlo, che starci a contatto. Ecco perché credo che basterebbero meno giornate mondiali e più giornate dietro l’angolo, per sbattere magari contro un pungiglione d’ape, che muore se ti punge per paura o perché pensa che tu sia lì per non farle succhiare il nettare di un fiore.

Dario La Rosa

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