Dario La Rosa

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I Lynyrd Skynyrd

C’è tutt’intorno questo desiderio di emergere Gerlà, quasi fosse una necessità senza la quale viene meno il respiro. Ma, dico, non siamo né delfini né tartarughe, che devono per forza di cose emergere per prendere aria. Abbiamo la possibilità di stare all’aria aperta senza sforzo, respiriamo senza neanche rendercene conto. Quello che voglio dire, Gerlà, è che siamo già emersi, ciascuno di noi. E ti dico che non c’è differenza tra la pianura e la montagna. Da quota zero a quota tremila l’aria è sempre quella.

Ascolta “I Lynyrd Skynyrd” su Spreaker.

Invece c’è una competizione estenuante che ci porta a stare più in alto. Certe volte penso a un disegno che ho fatto in uno dei nostri quaderni per gli appunti. Era una scala sospesa nel vuoto, una scala gigantesca su cui cercavano dei arrampicarsi piccoli pupini che avevo stilizzato col pennarello rosso.

Lo sai invece quanto è bello il mondo sommerso? Perché? Perché è tutto da scoprire, non ti viene spiattellato davanti agli occhi come succede qui, all’aria aperta, che certe volte ti viene voglia di abbassare le palpebre. Se vedi sempre tutto ti passa il prio di immaginare. Ah sì, devo parlare in italiano con te, il prio, il piacere. E non c’è nulla di più bello del piacere della scoperta. Per questo amo il mondo sommerso, quello dove ancora vanno in pochi e dove nulla è alla luce del sole.

Si, hai ragione, ci passano i raggi ma ti dico che illuminano solo se sai guardare. Mi stai facendo pensare a quando ho scoperto uno dei miei gruppi preferiti. Ora ti dico un nome che è tutto un programma: i Lynyrd Skynyrd, un nome preso da un professore di liceo. Ma la loro canzone iconica la conosci di sicuro. Re, do Sol, fa sempre così. È Sweet Home Alabama.

L’ho scoperta per caso, una notte d’estate di quando ero ragazzino. Mi ero portato dietro dall’America una di quelle radioline microscopiche che avevano solo le cuffie e la rondella per sintonizzare la stazione. Ho preso un canale che parlava di musica e mi è sembrato come entrare in una grotta alla ricerca del corallo. Due minuti e hanno messo stu pezzo. E da lì è venuto fuori un amore che avevo in tasca, quello per la musica.

Sì, hai ragione, torniamo al discorso iniziale. Ma tanto lo sai, è un po’ per questo che facciamo i giornalisti, perché amiamo scoprire il mondo. Solo, Gerlà, lo sai che non è che bisogna fare questo mestiere per scoprirlo. Dovrebbe farlo chiunque, andare alla scoperta, senza trovare già tutto impiattato. Senza rincorrere l’aria del settimo piano, perché tanto è uguale a piano terra. Scoprendo invece gli scantinati, i posti dove nasce l’arte, dove i ragazzi si vedono per suonare, dove gli artisti dipingono i loro capolavori, dove gli scrittori raccontano le loro storie.

Senza per forza dover emergere, che tanto respiriamo già.

Dario La Rosa

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