Oggi è il 19 marzo, è la festa del papà. Palermo, la mia città, si colora a festa. Si prepara la pasta con le sarde e il finocchietto selvatico e si mangiano le sfince, nuvole di pane in pasta che, dopo essere state fritte, si riempiono di ricotta e gocce di cioccolato. Manca poco alla primavera, e già i fiori splendono allegri tra mandorli, peschi e albicocchi.
C’è anche un fiore che inizia a fare capolino lì dove meno te lo aspetti, tra le macchie verdi che crescono davanti al mare delle isole più selvagge. Sono i capperi e di loro, forse è un caso che capiti proprio in questa giornata, Iachìno Bavetta parla nella sua ultima avventura a Favignana: La delicatezza dei fiori di cappero (che puoi sfogliare da qui).

È la festa del papà e credo che un padre, se è giuso definirlo tale, sarebbe disposto a tutto pur di salvare i propri figli da un pericolo. Succede ad Andrea, un galeotto che improvvisamente ha deciso di evadere dal carcere di Favignana proprio mentre era in uno dei suoi giorni di permesso fuori dalla cella.
A Iachìno, che arriva sull’isola nello stesso giorno della fuga, questa storia non convince. Ci era andato per raccogliere capperi, salarli e tentare di fare il primo bagno della stagione nell’acqua gelata. Magari fare un tuffo da uno scoglio molto alto che conoscono in pochi.
Ascolta “Libri: La Delicatezza dei fiori di cappero” su Spreaker.Il tempo di pensare però non c’è, il cadavere di Andrea viene restituito dalle onde. E siccome una bambina bionda di nome Pilar fa amicizia con i picciriddi di Iachìno, a lui e Carmela viene di dare una mano e capire, fino in fondo, cosa può essere successo.
I picciriddi, per chi non è siciliano, sono i bambini, e, lo dicevamo, hanno bisogno di un padre e una madre. Pilar la mamma l’ha persa e oggi anche suo padre è andato via.
Chissà, mi domando, dove sta la speranza oltre la morte. Forse in fondo al mare, forse nella delicatezza di un fiore che sboccia a primavera. Se lo chiedono Iachìno e Carmela mentre provano a fare quello che tutti dovremmo: salvare il salvabile.
Del come e del perché sia nata questa storia potrei dire mille cose. Ho messo piede sull’isola di Cala Rossa e del tonno quando ero in picciriddo pure io. Poi sono ci sono tornato per tutta la vita e continuo ad andarci quando posso. Amo girarla in bicicletta, non serve la macchina se ami la vita lenta e vuoi rispettare quei luoghi così fragili.
Quando ho iniziato questa avventura della scrittura ho subito cavalcato l’idea di ambientare qualcosa lì. Avevo appena finito di scrivere Le Panelle di tanino speciale che mi era rimasta fame e siccome qualche anno fa, non c’era ancora l’area marina protetta, si trovavano decine e decine di ricci, mi venne voglia e nacque La pasta coi ricci di Iachìno Bavetta.
È passato tempo le storie fanno il loro corso. A Favignana sono stato autore di un progetto per la sensibilizzazione dall’uso smodato di plastica. Costruii contenitori in ferro per scrivere PLASTIC e il caso volle che in quei giorni in cui raccoglievo plastica dalle spiagge insieme ai bambini della scuola, fu salvata una piccola tartaruga che aveva ingoiato un tappo. Il progetto e la notizia della tartaruga fece il giro dei più importanti giornali e telegiornali d’Italia e così nacque anche una storia per bambini sulla tartaruga Cassiopea che ho caricato qui per chi volesse leggerla gratuitamente ai propri bambini.
Se non ci fosse stato Stefano, il direttore dell’Amp, che ha avuto il dono dell’ascolto e ha aperto le porte alla mia proposta, questo progetto non sarebbe mai nato. E qui potremmo aprire un capitolo sull’ascolto di chi ha da dire qualcosa attraverso l’arte. Ma andiamo avanti, direbbe Iachìno. All’Amp delle Egadi ci lavorava anche una ragazza dai capelli nerissimi e gli occhi attenti di nome Clelia. Finita l’esperienza lì, aveva avviato un bellissimo progetto per la costruzione di masse con materiali riciclati. Poi ancora, e sono passati anni nel frattempo, è finita per occuparsi della libreria di uno dei locali più frequentai dell’isola: la Camparia.
Possibile che scrivi di Favignana e non dobbiamo avere un tuo libro qui? mi disse. E fu così che, prima il giallo a Favignana e poi il Mistero a Cala Rossa, finirono in questa libreria. Non sapete che meraviglia ricevere messaggi da chi tocca l’isola e incappa nelle storie di Iachìno fra le tante possibilità.
Così ho raccontato l’isola in piú forme, mettendoci ricordi, esperienze vissute con gli amici, luoghi segreti che conosce solo mio fratello e tanto tanto cuore. Si dice non ci sia due senza tre, volevo almeno arrivare al numero perfetto per chiudere un cerchio tra Iachìno Vavetta e l’isola di Favignana. Adesso ci siamo e La delicatezza dei fiori di cappero é sbocciata come la primavera.